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Il passaparola online? Email e Facebook

Inserito il 21 dicembre 2009 by Luca Dello Iacovo
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sharethis

Come vengono condivise le informazioni online? Capita di leggere un articolo interessante o di vedere una presentazione significativa. ShareThis è un widget utilizzato per segnalre al pubblico differenti sistemi di condivisione delle informazioni: social bookmarking (segnalibri condivisi online, come del.icio.us), social network, twitter e la tradizionale posta elettronica. Secondo ShareThis, lo strumento prevalente è l’invio di email. Al secondo posto, si piazza Facebook con il 33% delle condivisioni: i profili personali, infatti, permettono di pubblicare link. Il 14% dei contenuti diffusi verso altri utenti, invece, passa attraverso altri social network. I microblog di twitter raggiungono il 6%: il dato può sembrare sottostimato, ma bisogna ricordare che ShareThis registra unicamente il traffico attraverso il suo widget. Non considera, quindi, i link pubblicati su twitter attraverso piattaforme specializzate (tweetdeck, hootsuite) oppure direttamente sul sito ufficiale.
Sommando, quindi, le percentuali di social network e twitter si raggiunge il 53%: la maggior parte delle persone che ha usato il widget, dunque, ha scelto un canale dei social media. E’ un comportamento che indica, seppur nei suoi limiti, la diffusione di una consuetudine nell’utilizzo delle reti sociali come network per la distribuzione capillare dei contenuti, più intuitivo e rapido della posta elettronica. Gli utenti, infatti, preferiscono i social media: la condivisione parte dalle piattaforme dei social network (come Facebook, dove avviene anche ripubblicando link postati da altri, oppure su twitter, attraverso i retweet) e poi si propaga ad altri luoghi del web: l’Huffington Post, un blog diventato nel tempo un network d’informazione online, sperimenta da tempo Facebook connect: è un’interfaccia che permette di integrare Facebook nel blog, rendendo possibile la segnalazione agli amici dei contenuti più interessanti, conoscendo anche quali sono state le loro preferenze durante la navigazione nell’Huffington Post.

Categoria: Comunicati stampa | Tags: Al, diffusi, huffington post, network

Twitter parla italiano

Inserito il 11 dicembre 2009 by Luca Dello Iacovo
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twitter

Twitter in italiano. L’annuncio è stato lanciato dal blog ufficiale con un post: “Siamo emozionati perché oggi con il lancio della versione italiana del nostro sito diventiamo ancora di più una piattaforma di comunicazione globale. Come sempre, desideriamo ringraziare tutti i traduttori che hanno partecipato al progetto e che ci hanno mostrato la loro bravura“. In queste settimane, infatti, alcuni utenti hanno contribuito alla traduzione: i dubbi e le decisioni sono in parte pubblici sul gruppo di discussione dedicato all’argomento (è necessario iscriversi). Ma la conversazione si è allargata ad altri ambienti online: per esempio, su Friendfeed (una sorta di contenitore di segnalazioni dal web che riunisce blog, fotografie, video, musica) è stata commentata la traduzione di “What’s happening” in “Come va” o “Cosa stai facendo”. Una scelta che potrebbe incidere sulle modalità di utilizzo. Le reazioni online, per adesso, sono caute: su Friendfeed (via Luca Conti) alcuni utenti affermano di preferire ancora la versione in inglese.
In particolare, twitter suggerisce sul blog di seguire alcune persone famose che inviano messaggi (tweet): è un tentativo di segnalare opportunità ad un pubblico più ampio degli appassionati di tecnologia. Sulle orme, in Italia, di Facebook. Diventa, in questo modo, una piattaforma per navigare tra riflessioni, emozioni, reazioni del pubblico online: unisce funzioni di social search (intesa come ricerca collaborativa di informazioni online) con la real time search (i testi sono pubblicati in tempo reale: di fatto, aprono una finestra in diretta su pensieri e umori collettivi). Tanto che twitter sarà progressivamente integrato in due motori di ricerca: Bing (Microsoft) e Google. E, inoltre, è entrato a far parte di social network per “attivare” la partecipazione in tempo reale, come ad esempio in LinkedIn, dove è possibile aggiornare lo status su twitter attraverso un’applicazione e, allo stesso tempo, inviare dalla piattaforma di microblogging segnalazioni a LinkedIn aggiungendo il tag #in.
Ma quali sono gli strumenti migliori per iniziare l’esplorazione di twitter ? É possibile avere una panoramica di questo strumento attraverso le statistiche: twitterholic, per esempio, mostra le persone più seguite nella twittersfera globale e, allo stesso tempo, indica quali sono alcune modalità per comunicare con i tweet. Il più seguito è Ashton Kutcher, marito di Demi Moore, con 4 milioni di followers. Al secondo posto, Britney Spears e poi, in ordine decrescente, Ellen DeGeneres (un’attrice comica), Barack Obama e la Cnn. Chi, invece, vuole leggere statistiche sul suo twitter può usare tweetstats. Per gli aggiornamenti sugli argomenti più discussi sono utili servizi come tweetmeme. Per un confronto fra parole chiave in tempo reale è interessante, invece, monitter: attraverso questo servizio è possibile leggere gli ultimi tweet pubblicati su tre argomenti.

(image credits: twitter blog)

Categoria: Comunicati stampa | Tags: Al, Ashton Kutcher, Bing, Britney Spears, Chi, Demi Moore, Ellen DeGeneres, luca conti, Per, Twitter, Una

Adobe Photoshop.com Mobile per iPhone

Inserito il 1 dicembre 2009 by Rudy Bandiera
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Adobe Photoshop.com Mobile per iPhone, rilasciato il 9 ottobre 2009, è da oggi disponibile in tutto il mondo all’interno degli iPhone App Stores e offre agli utilizzatori un modo facile e veloce di ritoccare, caricare, vedere e condividere le foto direttamente dal proprio iPhone. Photoshop.com Mobile per iPhone è stato già scaricato più di 3 milioni di volte in US e Canada, ha mantenuto la posizione n°1 tra tutte le applicazioni “Top free” per circa tre settimane ed è rimasta l’applicazione “top Free” nella categoria Apple App Store Photography.

Grazie a questa applicazione, ora sono disponibili anche in Italia gli strumenti di editing essenziali come le funzioni “taglia” e “ruota”, gli effetti creativi che si utilizzano in un solo tocco e i filtri per ritoccare le foto. Inoltre l’applicazione consente a tutti di accedere alla propria collezione online di foto da Photoshop.com e permette di condividerle direttamente all’interno dell’applicazione.

Disponibilità

L’applicazione Adobe Photoshop.com per iPhone è ora disponibile come download gratuito in tutti gli Stati dove operano gli iPhone App Stores. Al momento l’applicazione è disponibile solo in inglese.

Categoria: Comunicati stampa | Tags: adobe photoshop, Al, Apple App, Canada, iphone, US

Working Capital a Milano

Inserito il 25 novembre 2009 by Michele Ferrara
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capitalMercoledi 16 dicembre saremo all’ Università Commerciale Luigi Bocconi,
Aula Magna – via Gobbi 5 a Milano per continuare il dibattito sull’innovazione e per raccogliere altre idee di business. Chiunque abbia un progetto o un’idea imprenditoriale e pensi che Telecom Italia possa essere d’aiuto nella sua realizzazione, può partecipare all’elevator pitch preparando una presentazione della durata di 3 minuti, a cui seguiranno 3 minuti di domande e risposte.

L’evento sarà articolato in diversi momenti:

Ore 8,30 – registrazione
Ore 9,30 – Illustrazione del progetto Working Capital Camp e rendiconto attività – Salvo
Mizzi, responsabile Internet Media & Digital Communication di Telecom Italia
Ore 9,45 – elevator pitch
Ore 10,30 – Saluti di Bruno Pavesi, Consigliere Delegato dell’Università Bocconi, e tavola
rotonda Dialogo sull’innovazione, moderata da Luca De Biase, responsabile Nova24, alla
quale parteciperanno:

Franco Bernabè, amministratore delegato di Telecom Italia Tito Boeri, professore ordinario del Dipartimento di Economia presso l’Università Bocconi Gianluca Dettori, fondatore dPixel Alfonso Gambardella, dean della scuola di PHD dell’Università Bocconi Carlo Verdelli, direttore Gazzetta dello Sport

Ore 12,30 – elevator pitch

Ore 13,30 – Light lunch

Ore 14,30 – elevator pitch

Al termine della giornata, le iniziative giudicate più interessanti inizieranno subito il processo di valutazione per beneficiare di una delle tre forme di intervento previste da Telecom Italia:

• progetto di ricerca (borsa di studio). Consiste in un intervento inferiore ai 30mila euro ed è riservato a chi fa ricerca in ambito accademico nell’area del web 2.0 e della nuova Internet;
• progetto di incubazione. Prevede un intervento tra i 30 e i 150mila euro ed è destinato ai progetti che sono ancora nella fase di fattibilità tecnica ed economica. E’ rivolto a ricerche il cui output rappresenta la base per la creazione di una start up;
• progetto di investimento. E’ destinato a iniziative strutturate e prevede un investimento che può andare dai 150 ai 750 mila euro. Per accedervi è necessario avere business plan articolato, un gruppo di lavoro e almeno un piccolo prototipo dell’idea che si vuole realizzare.

Tutte le informazioni sul progetto sono disponibili agli indirizzi:

• http://www.workingcapital.telecomitalia.it
• http://www.facebook.com/workingcapital
• http://www.twitter.com/workingcapital

Categoria: Comunicati stampa | Tags: Al, Alfonso Gambardella, Bruno Pavesi, Carlo Verdelli, Franco Bernabè, Luigi Bocconi, Nova, Ore, Per, Tito Boeri

Twitter e Facebook: come influenzano comportamenti online e nel mondo fisico

Inserito il 20 novembre 2009 by Luca Dello Iacovo
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Quanto Twitter influenza le scelte del pubblico? Una ricerca condotta da Performics e ROI Research ha analizzato il comportamento online di 3.000 persone iscritte al sito di microblogging: la metà dei partecipanti allo studio si è informata su un brand attraverso un motore di ricerca in seguito ai consigli di una persona seguita su Twitter (via Brian Solis). Il passaparola online, insomma, ha aspetti simili ai consigli offerti da amici e colleghi. A muoverli è il desiderio di capire qualcosa in più. Il 44% delle persone ascoltate, inoltre, ha dichiarato di aver condiviso informazioni su un marchio all’interno della propria rete sociale online.
Ma come sono usati i social network in Italia? Di recente il Censis ha pubblicato una ricerca sul loro utilizzo: Messenger, Facebook e Twitter sono i più utilizzati per scambiarsi pettegolezzi. Perché le persone si iscrivono su Facebook? Conservare i contatti con gli amici resta il principale motivo per entrare nella rete sociale online fondata da Mark Zuckerberg: lo hanno indicato il 78% delle persone. Al secondo posto, ritrovare ex compagni di scuola e colleghi (57%). La maggior parte degli iscritti preferisce accedere al sito nelle ore serali (68%).
Cosa fanno le persone su Facebook? Leggono i messaggi nelle bacheche degli amici (41,2%), inviano comunicazioni personali (40,5%), chattano con le altre persone in linea (35,7%). Dato molto significativo: il 10% degli intervistati ha preso parte a eventi che ha scoperto attraverso Facebook, dagli spettacoli alle manifestazioni politiche.
Una recente conferenza ha esplorato le prospettive dei social media nei prossimi anni, cercando di comprendere quali tendenze possono emergere dalla convergenza delle attività sui social network, microblog e blog. Webmetrics Guru, per esempio, ricorda le previsioni di Forrester Research: l’ “Era del social context” inizierà l’anno prossimo per raggiungere la maturità nel 2012. Il mondo dei media sociali sarà integrato con l’analisi del comportamento degli utenti in rete: sistemi di web analytics, crm (customer relationship management), search query data. A cambiare sarà anche il vocabolario con l’arrivo di parole nuove per il dizionario.
Per capire un mondo in rapida evoluzione, infatti, è necessario analizzare le dinamiche anche con un lessico diverso. Jason Falls di Social media explorer propone di considerare quattro aree per una social media strategy di successo: brand intelligence, consumer insights, community behaviour, tools&platforms. La brand intelligence è la capacità di raccogliere e valutare informazioni su un marchio disponibili pubblicamente. L’espressione consumer insights è definita da Jason Falls come “la combinazione di audience research, creazione di profili e vari grafici”. L’aspetto più legato allo sviluppo dei social media è l’osservazione dei community behaviour: come le persone condividono informazioni online e comunicano su internet.

Categoria: Comunicati stampa | Tags: Al, Brian Solis, comunicazioni personali, Di, Forrester Research, Jason Falls, manifestazioni politiche, Mark Zuckerberg, Per, persone, ROI, Una

Farmville: videogiochi e pubblicità cercano politiche più chiare

Inserito il 9 novembre 2009 by Luca Dello Iacovo
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Farmville

Lo scandalo di Scamville continua. E i suoi effetti si propagano a macchia d’olio. Chiede scusa Mark Pincus, il ceo dell’azienda accusata di truffare gli utenti. Si dimette Anu Shukla, la “regina dello spam”. E Facebook sospende altri due network pubblicitari sulla sua piattaforma. Tutto è iniziato una settimana fa, quando Techrunch ha rivelato che i giochi sul social network (come Farmville, la fattoria abitata da 62 milioni di persone, progettata dalla software house Zynga) hanno raggiunto fatturati da record anche in modo poco trasparente: hanno venduto beni virtuali (come i semi per la fattoria) a utenti che li hanno pagati. Ma gli utenti che hanno guadagnato monete virtuali senza usare la carta di credito (e quindi, per esempio, rispondendo a sondaggi) potrebbero aver ceduto dati personali senza saperlo a terze parti. E’ stato un terremoto nel mondo dei social network e delle agenzie di pubblicità online, seguito da rivelazioni e dibattiti.
Mark Pincus, il ceo di Zynga, ha deciso un pubblico mea culpa, dichiarando che le offerte-truffa saranno rimosse.
Sembrerebbe un lieto fine, ma non è così. Mike Arrington, fondatore di Techcrunch e autore dell’articolo-scoop, è andato a controllare i giochi di Zynga su Facebook dopo le scuse di Pincus: ha trovato altri annunci pubblicitari che invitano gl utenti a cedere dati personali. Finora, dunque, non è cambiato nulla. Anzi, secondo Arrington è un giro d’affari troppo importante perché Facebook rinunci. Quanto potrebbe valere? Business insider prova una stima: Zynga spenderebbe in pubblicità sul social network più grande del mondo circa 6 milioni di dollari al mese, cioè 72 milioni di dollari l’anno. Se fosse vero, sarebbe il 13% del fatturato di Facebook.
Ma l’inchiesta di Techcrunch ha avuto anche un effetto immediato su un’altra società coivolta, Offerpal Media: il ceo Anu Shukla ha rassegnato le dimissioni, bollata come “Regina dello spam”. Al suo posto è arrivato George Garrick. Che ha messo subito le cose in chiaro, sostenendo che d’ora in poi ogni offerta di Offerpal Media rispetterà gli standard di integrità e qualità. Inoltre, secondo Garrick, sarà controllata qualsiasi inserzione prima della distribuzione sul network.
E Facebook che cosa dice? “Dall’introduzione degli aggiornamenti per le policy degli annunci di terze parti sulla piattaforma di Facebook a luglio, abbiamo disabilitato due interi network pubblicitari e abbiamo ricondotto alla compliance più di cento applicazioni per violazioni legate alle offerte in diverse regioni del mondo: più della metà delle applicazioni aveva oltre un milione di utenti attivi mensili”. Il social network di Mark Zuckerberg ha inoltre disabilitato altri due network. Ma dichiara anche di non essere l’unico sul banco degli accusati: “E’ responsabilità degli sviluppatori e dei network pubblicitari di assicurarsi che i contenuti su applicazioni di terze parti siano appropriati”.

Categoria: Comunicati stampa | Tags: Al, che, E Facebook, E i, Garrick, George Garrick, Mark Pincus, Mark Zuckerberg, mea culpa, Mike Arrington, network, Regina

Social network: la scommessa del freemium

Inserito il 2 novembre 2009 by Luca Dello Iacovo
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Cosa pensano i gestori dei social network sulle loro fonti di guadagno? Un sondaggio della società d’analisi eMarketer mostra che la pubblicità online non è ritenuta il sistema più efficace per monetizzare i contenuti pubblicati dai membri della rete sociale. Il 45% degli intervistati, infatti, pensa che sarà il modello freemium ad alimentare la cassa dei social network: accesso gratutito per il pubblico e servizi a pagamento. Al secondo posto le inserzioni mirate (targeted ads, 20%) e sul terzo gradino i sondaggi di opinione (9%). Ma altre idee sui modelli di business raccolgono consensi: accesso agli sviluppatori di terze parti per applicazioni (sul modello Apple Store, 7%), l’abbonamento (7%), sponsorizzazione privata (4%), vendita di metadati (4%), pubblicità tradizionale (come i banner, 3%).
Quali sono i casi di successo? Su Facebook, per esempio, sono decollati giochi come Farmville (60 milioni di utenti nel mondo) che prevedono l’acquisto di beni virtuali utili per le necessità della fattoria (zappe, semi) o sistemi alternativi per guadagnare “monete virtuali”. Altre reti sociali puntano sui servizi per nicchie di professionisti, come Linkedin e Xing (per esempio, la ricerca di contatti, curriculum e posizioni lavorative)Free. Il modello definito “freemium” per internet è stato teorizzato da Chris Anderson, direttore di Wired, nel suo libro “Free. The future of a radical practice”, un’analisi della simbiosi tra economia del gratuito e altri modelli di business. Nell’editoria online emergono posizioni differenti dall’idea di Rupert Murdoch, fondatore di News Corp (e dunque proprietario di MySpace), di far pagare l’accesso anche al pubblico generalista. “Pensiamo che la maggior parte degli editori seguiranno la strategia freemium: forse il 90% dei visitatori continuerà ad avere un accesso gratuito”, ha detto Gordon Crovitz, ex giornalista del Wall Street Journal che dirige la società di consulenza Journalism Online. Precisando: “Ma la domanda è quale livello di accesso pagherà il 10% più interessato? Quella parte può diventare un elemento decisivo di una nuova fonte di guadagno. Molti siti che hanno adottato un modello freemium non hanno perdite nell’advertising: anzi, alcuni hanno visto un aumento del fatturato perché gli inserzionisti sono contenti di raggiungere i lettori che hanno pagato”. Gli fa eco Frederic Filoux di Schibsted: “Il dna di internet è che il contenuto deve essere gratuito…ma si possono aggiungere servizi a pagamento, come un motore di ricerca che, per ricerche approfondiate, costi un euro al mese”.
I sistemi di pagamento online si perfezionano, cercando soluzioni più flessibili: Paypal da domani apre la sua piattaforma a sviluppatori di terze parti. Nel 2008, infatti, le transazioni attraverso il borsellino elettronico non derivanti da eBay hanno superato il numero di quelle arrivate dal sito di aste online: un indicatore della progressiva indipendenza di Paypal (che nel 2008 ha guadagnato 688 milioni di dollari, con un incremento del 15% rispetto all’anno precedente) da eBay. Quali sono, però, le principali barriere per l’accesso all’ecommerce da parte degli utenti? Secondo iPerception, il principale ostacolo è quello di non trovare ciò che si sta cercando, come risponde il 34% delle persone. Gli altri motivi sono il prezzo (13%), la usability del sito (13%), le policy di consegna (9%), scarsità di varietà dell’offerta (8%), poche informazioni per il prodotto (8%), la disponibilità del prodotto (7%).

(image credits: eMarketer)

Categoria: Comunicati stampa | Tags: Al, Apple Store, che, Chris Anderson, Gordon Crovitz, Nel, Nell, rete sociale, Rupert Murdoch, Wall Street
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